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Chiesa Maria SS.della Provvidenza - Zafferana

   
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Costruzione e ampliamento
 
La Chiesa Madre di Zafferana Etnea, dedicata alla Madonna della Provvidenza, Patrona della Città, è un'opera architettonica di rilevante interesse artistico.
 
Edificata nel '700 fu ultimata in più riprese a causa delle continue opere di ricostruzione rese necessarie dai numerosi eventi sismici verificatisi nel corso dei secoli. L'aspetto attuale, infatti, si ottenne solo agli inizi del XX secolo.
 
La costruzione della Chiesa cominciò nel 1731 per volere di Don Francesco Gagliano, Decano della Collegiata della terra di Trecastagni, su terreno di sua proprietà in contrada "Cella".
 
Come si ricava dagli atti dell'Archivio della Curia Arcivescovile di Catania, si provvederà, nel 1732, al progetto e alla fabbricazione di un portale su modello di quello della Chiesa di S. Caterina V. e M. in Viagrande.
 
Questo portale è oggi la porta di accesso lungo la parete destra della chiesa, e da ciò si intuisce che a quell'epoca l'edificio sacro era rivolto ad oriente, con lunghezza massima pari alla larghezza dell'attuale chiesa, posta tra le odierne vie Roma e Garibaldi. Sulla soglia di tale portale è incisa la data 1730, e lo stemma mariano posto all'apice ci indica il fatto che già fin dalla sua costruzione la chiesa era stata dedicata alla Madonna.
 
Gli esterni furono ultimati nel 1735 e, a causa del crescere del numero dei fedeli, nel 1768 fu avviata un'opera di ampliamento che si concluse nel 1817.
 
Il 20 febbraio del 1818, però, mentre in chiesa veniva celebrato il Quaresimale dal sac. Alfio Motta proveniente per l'occasione da Tremestieri, un terribile terremoto distrusse l'edificio sacro, troncando ventinove vite (compreso il citato sacerdote); altre cinque persone persero la vita nelle loro abitazioni.
 
L'intervento di ricostruzione venne avviato nel 1832 e si protrasse fino al 1837, e si rese particolarmente necessario per l'assegnazione alla chiesa del titolo di Chiesa Matrice. Il Vescovo mons. Orlando, infatti, aveva imposto l'ultimazione e l'ampliamento dell'edificio sacro per l'acquisizione di tale titolo.
 
La relazione della Sacra Visita del 28 novembre 1837 ordinata dal Vescovo ci informa sulle condizioni della chiesa: «...Si ha trovato da noi un altare maggiore di marmo costrutto con magnificenza ed arricchito di mobili congruenti. Altri due altari bassi di legno, pittati a marmo, ben forniti. La sagrestia ben provvista di mobili e di sacri arredi, e con specialità di una sfera di argento dorata, e di lavoro sopraffino e ben disegnato...».
 
A seguito di questa visita la chiesa "S. Maria della Provvidenza" fu promossa a Chiesa Madre.
 
Nel 1882 un ulteriore intervento strutturale voluto dal vicario foraneo sac. Rosario Barbagallo servì all'allungamento delle navate.
 
La realizzazione della facciata ebbe inizio nel 1897 su progetto dell'architetto Sciuto Patti e si concluse nel 1928, assumendo così l'attuale aspetto.
 
 
 
Il terremoto del 1984 e il restauro
 
Il 19 ottobre 1984, nel tardo pomeriggio, una forte scossa sismica colpì Zafferana ed i comuni limitrofi.
 
Fu evento tragico che causò la morte di un uomo e la distruzione di buona parte delle abitazioni, irrimediabilmente rese inagibili dalla violenza del terremoto.
 
Il sisma non risparmiò neanche la Chiesa Madre, danneggiandola rovinosamente; il danno più ingente si registrò a carico della volta della navata centrale che crollò per metà della sua lunghezza travolgendo e distruggendo il pulpito. Crepe e fratture si aprirono anche sul resto della struttura e gli stucchi della cupola, dell'abside e dei capitelli vennero danneggiati.
 
La chiesa fu dichiarata inagibile e le celebrazioni vennero ospitate in una "Chiesa tenda".
 
Si dovettero attendere diversi anni per l'inizio dei lavori di restauro e di consolidamento dell'intera struttura, effettuati con criterio restituendo alla Matrice il suo antico splendore.
 
La Chiesa Madre, dopo ben 13 anni di attesa, venne riaperta al culto il 30 ottobre 1997 con Solenne Rito di Dedicazione officiato da S. E. Card Salvatore Pappalardo.
 
 
 
 
 
L’esterno della Chiesa Madre
 
Svettante su di un'ampia e scenografica scalinata in pietra lavica, dalle forme curvilinee, la Chiesa Madre si erge imponente ad un livello superiore rispetto alla sottostante piazza Umberto I.
La costruzione della facciata, progettata dall'architetto Sciuto Patti, venne iniziata nel 1897 ed ultimata nel 1928. Realizzata in pietra bianca di Siracusa, in contrasto con la nera scalinata, è un ben riuscito esempio di barocco siciliano, seppur molto più tardo rispetto all'epoca propria di questo stile.
Il prospetto principale è costituito da un corpo centrale arretrato affiancato da due campanili gemelli.
La suddivisione della facciata in tre parti, con un portale centrale e due porte laterali, è in stretta relazione con le tre navate interne della chiesa.
Negli ultimi anni, dal 1998 in poi, le porte sono state decorate con pannelli bronzei in rilievo.
Nella porta centrale troviamo rappresentate la processione durante l'eruzione del 1792 (in basso a sinistra), una scena di vita monastica del Priorato di San Giacomo (in basso a destra) e in alto scene tratte dal Nuovo Testamento in cui è presente la Madonna. Le porte laterali, invece, sono arricchite da pannelli che raffigurano scene della vita di Cristo.
Sul portale maggiore, a ridosso di una cornice curvilinea, si trova un grande Cristo Pantocratore che, con le braccia aperte, accoglie i fedeli e li invita ad entrare. Sul livello superiore, al centro di un trittico, è posta una statua di pregevole fattura raffigurante la Titolare della chiesa e Patrona della città, Maria SS. della Provvidenza. Su di essa, nel frontone, si erge lo stemma mariano.
Delle due torri campanarie, d'impronta prettamente barocca, solo quella di destra ospita cinque campane.
Dei due ingressi sui prospetti laterali, il più interessante è quello di destra, rivolto ad oriente. È in pietra lavica scolpita, e sulla sua soglia è incisa la data del 1730, l'anno in cui furono iniziati i lavori di costruzione della chiesa. Pare certo che questo fosse, nel progetto iniziale, l'ingresso principale della chiesa, allora molto più piccola, e rivolta quindi ad oriente perpendicolarmente alla chiesa attuale.
La cupola, di forma ottagonale, è artisticamente rivestita da tessere in maiolica blu.
 
 
 
L’interno e le opere d’arte
 
L'interno, elegante e sobrio nel suo insieme, è ricco di finiture e dorature e, pur avendo perduto nel tempo numerosi dipinti, stucchi e affreschi a causa delle frequenti distruzioni dovute ad eventi sismici, conserva opere di rilevante interesse artistico.
 
La Chiesa, ampliata nel corso dei secoli, presenta pianta a croce latina ed è suddivisa in tre navate.
 
All'ingresso, sulla destra, è collocato il fonte battesimale in marmo, sormontato dall'Agnello e circondato da una ringhiera in ferro battuto.
 
L'abside presenta un altare maggiore di pregevole fattura, al di sopra del quale si erge maestoso un grande quadro della Madonna della Provvidenza, opera novecentesca del pittore R. Stramondo; dello stesso autore, sempre nell'abside, troviamo a destra "Il sacrificio di Melchisedech" e a sinistra "La Cena di Emmaus".
 
Ai lati dell'altare maggiore due splendide porte in legno scolpito, recanti i rispettivi simboli iconografici, conservano le statue di S. Giuseppe (a destra) e della Madonna della Provvidenza (a sinistra), mentre dietro l'altare, al centro, si trova una simile porta che custodiva un tempo la statua di S. Antonio Abate.
 
In fondo alla navata destra si trova la cappella della Madonna della Provvidenza, uno splendido altare in marmo policromo in cui è incastonato il celebre e venerato quadro della Madonna, dipinto nel 1838 da G. Rapisarda.
 
In fondo alla navata sinistra, invece, si trova la cappella del SS. Sacramento; sull'altare, fiancheggiato da due statue raffiguranti S. Margherita Maria Alacoque e S. Giuliana Falconieri, è posto il simulacro del Sacro Cuore di Gesù.
 
Lungo il transetto troviamo invece a destra l'altare di S. Giuseppe, con una grande pala dipinta dal pittore zafferanese G. Sciuti nell'ottocento; a sinistra, l'altare del SS. Crocifisso, con un monumentale Crocifisso ligneo alla base del quale è posto un quadro dell'Addolorata.
 
Due statue, infine, si fronteggiano, poste nelle navate laterali: a destra troviamo quella di S. Antonio di Padova, a sinistra quella di S. Antonio Abate, compatrono della città.
 
Molte altre statue si conservano nella chiesa, ma vengono esposte solo nei giorni di festa.
 
La sagrestia, infine, è arricchita da uno splendido e prezioso armadio in legno scolpito a mano, e da una bella ed espressiva statua di S. Rita da Cascia.